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2026-09-22 07:19:17 UTC

Dove sbaglia Cipollone scrivendo nell'Economist su Satoshi Nakamoto

Nell’articolo dell’Economist del 21 settembre 2026 (rubrica “By Invitation”, sottotitolo “Sorry, Satoshi”), Piero Cipollone (membro del board esecutivo della BCE e presidente della task force sull’euro digitale) scrive sostanzialmente questo:

  • Nel 2008 “un oscuro manifesto internet” ha introdotto una nuova visione della moneta che prometteva di rendere obsolete le banche centrali.

  • Le ambizioni “techno-futuriste” del creatore pseudonimo di Bitcoin, Satoshi Nakamoto, hanno catturato l’immaginazione pubblica e scatenato i boom e i crolli selvaggi delle crypto non garantite.

  • Più di recente l’attenzione si è spostata sulle tecnologie sottostanti (tokenizzazione e distributed ledger) applicate alla finanza mainstream.

  • Le conseguenze saranno però diverse da quelle previste da Nakamoto: man mano che la finanza diventa più digitale, dipenderà di più, non di meno, da una forma di moneta pubblica ampiamente fidata. Le banche centrali non diventeranno irrilevanti.

  • In chiusura: il movimento crypto iniziale poteva immaginare un mondo senza banche centrali, governi o intermediari fidati. Ma il sistema finanziario che sta emergendo punta a una destinazione diversa. “La storia della finanza digitale è spesso presentata come un tentativo di fuggire dalla moneta pubblica, ma tutto il tempo potrebbe essere stata una ricerca di un modo migliore per usarla.”

Il resto dell’articolo argomenta che la settlement (regolamento) delle transazioni (soprattutto wholesale) richiede un asset privo di rischio di credito e universalmente accettato : solo la moneta di banca centrale; le stablecoin e i depositi tokenizzati hanno rischio di credito, le crypto unbacked hanno volatilità; quindi servirebbe moneta di banca centrale tokenizzata (iniziativa Pontes già live, obiettivo 2028 di avere CBDC tokenizzata direttamente sulla stessa blockchain degli asset) per garantire “singleness of money”, inter-operabilità e evitare frammentazione.

Perché (secondo una lettura critica) sbaglia o è incompleto

Cipollone riduce Satoshi a un “techno-futurista” che voleva semplicemente eliminare le banche centrali, e conclude che la storia ha dimostrato il contrario. Questo è una caricatura e una lettura parziale.

  1. L’obiettivo di Satoshi non era (solo) “niente banche centrali”\ Il whitepaper e i messaggi di Satoshi puntavano a un sistema peer-to-peer di cash elettronico senza intermediari fidati (banche commerciali e, di conseguenza, anche banche centrali come ultimi garantitori). Il problema era la fiducia richiesta nel sistema tradizionale (“The root problem with conventional currency is all the trust that’s required to make it work”). Bitcoin non doveva sostituire l’euro o il dollaro come moneta di conto ufficiale, ma offrire un’alternativa non-sovrana, non-censurabile e a emissione limitata. Cipollone confonde “eliminare le banche centrali” con “creare un asset monetario parallelo e permissionless”.

  2. Ignora il trade-off fiducia vs. controllo\ Cipollone ha ragione sul fatto che, per i mercati wholesale tradizionali e per la “singleness” all’interno di una giurisdizione, serve un anchor privo di rischio di credito. Ma questo non dimostra che Bitcoin/crypto abbiano “fallito” o che la storia stia andando solo verso più moneta pubblica.

    • Bitcoin e le reti permissionless risolvono un problema diverso: settlement finale senza controparte fiduciaria e senza giurisdizione unica.

    • Le CBDC e la moneta di banca centrale tokenizzata restano permissioned, censurabili e soggette a decisioni politiche.\ Presentare l’adozione di tokenizzazione dentro il sistema bancario tradizionale come la “vittoria” contro Satoshi è come dire che l’email ha reso irrilevante Internet perché le aziende la usano ancora con i loro server.

  3. Sottovaluta la domanda di moneta non-sovrana\ I boom e i crolli ci sono stati (e ci saranno), ma Bitcoin esiste da 17 anni, ha un market cap multiplo di centinaia di miliardi, è usato come riserva di valore in paesi con alta inflazione o controlli sui capitali, e le stablecoin (anche se private e con rischi) processano volumi enormi proprio perché molte persone e imprese non vogliono o non possono basarsi solo sulla moneta di banca centrale. Cipollone tratta la volatilità come prova di fallimento invece che come il prezzo di non avere un’autorità centrale che può stampare o confiscare.

  4. La conclusione “tutto era una ricerca di un modo migliore di usare la moneta pubblica” è retorica\ È una riformulazione elegante del punto di vista di un banchiere centrale: la tecnologia è utile, ma solo se ancorata a noi. Storicamente, le innovazioni monetarie (dall’oro alle banconote private alle crypto) spesso nascono proprio per aggirare i limiti e i rischi della moneta pubblica/sovrana. Dire che “alla fine tornano tutti a noi” è una profezia auto-avverante solo se le autorità riescono a regolamentare e interconnettere tutto; non è una legge naturale.

In sintesi: Cipollone descrive correttamente i limiti delle crypto come settlement asset all’interno del sistema finanziario tradizionale e il ruolo utile di una moneta di banca centrale tokenizzata. Sbaglia (o è fortemente selettivo) quando riduce Satoshi a un visionario fallito e quando presenta l’evoluzione attuale come la dimostrazione che la moneta pubblica è destinata a restare l’unico fondamento necessario. Sono due paradigmi diversi che possono (e stanno) coesistere: uno ottimizzato per fiducia istituzionale e inter-operabilità regolamentata, l’altro per neutralità e assenza di intermediario.